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L’Amara verità dietro il “Plastic-Free”

L’efficienza è la migliore strategia ambientale

 

Nel panorama aziendale odierno, la spinta verso l’etichetta “Plastic-free” è inarrestabile. Viene spesso vista come la risposta definitiva alle richieste di sostenibilità del mercato. Tuttavia, noi sosteniamo che l’efficienza è l’unica vera misura della sostenibilità.

Troppe aziende stanno prendendo decisioni di re-packaging affrettate, guidate più dall’immagine che dall’analisi del ciclo di vita. È cruciale esaminare l’esperienza di chi lavora nel settore dell’imballaggio e dell’isolamento per capire dove il desiderio di apparire “green” può in realtà portare a risultati ambientali peggiori.

Il successo del marketing si scontra con i dati logistici

La situazione è emblematica: un brand leader annuncia l’eliminazione dei materiali protettivi come l’EPS (polistirolo espanso), sostituendoli con soluzioni basate su carta e cartone. I social media esultano, e il reparto marketing raccoglie i frutti.

Eppure, a livello operativo, i numeri sono inesorabili:

  • Tassi di danno fuori controllo: materiali percepiti come “più naturali” spesso non offrono la protezione necessaria contro urti e vibrazioni. Ciò comporta un aumento esponenziale dei prodotti danneggiati in transito.

  • Impatto ambientale aumentato dai resi: ogni prodotto danneggiato genera un reso. Questo innesca un ciclo dannoso: il trasporto del reso, la necessità di ri-produrre un nuovo articolo e la sua successiva ri-spedizione. Questi processi aggiuntivi non solo consumano risorse ed energia, ma moltiplicano le emissioni inquinanti  legate al trasporto e alla produzione.

  • Aumento dei costi di trasporto e delle emissioni: I sostituti in carta o polpa sono spesso più pesanti e meno compattabili dell’EPS. Più peso e minore densità di carico equivalgono a un maggiore consumo di carburante per unità spedita, aumentando l’impronta di carbonio della vostra logistica.

L’equazione è semplice: se il vostro imballaggio fallisce nel suo compito primario – proteggere il prodotto – state generando spreco, inquinamento e inefficienza economica, a prescindere dal fatto che l’etichetta sia “plastic-free”.

 

Non si demonizza il materiale, si esalta la giusta applicazione

È fondamentale chiarire: il nostro intento non è demonizzare né la carta riciclata né le plastiche. Entrambi i materiali, se usati correttamente, sono pilastri di un’economia circolare.

La carta riciclata è una risorsa straordinaria quando le sue proprietà sono allineate con la funzione richiesta.

Considerate, ad esempio, l’uso di tubi in cartone riciclato o gli angolari per spedizioni o imballaggi: qui, la carta offre la rigidità, la leggerezza e la completa riciclabilità a fine vita che la rendono una buona soluzione funzionalmente ed ecologicamente valida. In queste applicazioni, la scelta del cartone è una vittoria su tutti i fronti.

Allo stesso modo, i materiali plastici come l’EPS e altre plastiche (PET, HDPE, ecc.) sono spesso insostituibili per l’isolamento termico o per l’assorbimento degli urti, grazie al loro rapporto peso/efficienza imbattibile. Se questi materiali sono progettati per essere completamente riciclabili e svolgono il loro lavoro in modo ottimale (evitando rotture), riducono drasticamente l’impatto ambientale legato allo spreco di prodotti e ai trasporti aggiuntivi. Scegliere l’EPS per proteggere un bene fragile è spesso la scelta più “verde” perché assicura che il prodotto arrivi a destinazione.

Il vero inquinamento non è il materiale in sé, ma lo spreco generato dal suo fallimento funzionale.

La lezione: scegliere la soluzione ideale fin da subito

La vera sostenibilità per le vostre aziende risiede nell’adozione di un approccio rigoroso, basato sull’Analisi del Ciclo di Vita (LCA).

Voi dovete domandarvi: quale materiale riduce al minimo l’impatto totale, dalla sua estrazione al fine vita, includendo l’energia risparmiata evitando i resi?

Smettere di sprecare risorse nella ri-produzione e ri-spedizione di merci danneggiate è il contributo più potente e immediato che le vostre aziende possono dare al clima. Questo si ottiene solo scegliendo il materiale – sia esso carta riciclata per i vostri tubi, o plastica riciclabile per l’isolamento – che garantisce la massima efficienza protettiva e strutturale.

L’efficienza è la vera ecologia, non l’etichetta.

I punti di forza dell’EPS per i sistemi a cappotto

L’isolamento degli edifici

 

La Visim si occupa da anni degli isolamenti a cappotto delle costruzioni, soprattutto in Lombardia e nella zona di Milano, Monza e Brianza.

Nel rivestimento a cappotto (isolamento a cappotto) non ci sono limiti negli spessori dei pannelli isolanti e per l’isolamento esterno non viene tolto spazio utile alle abitazioni i e la normativa consente di andare in deroga alle distanze dai confini (decreti legislativi 115/2008 e il 57/2010).

E’ possibile pertanto definire lo spessore adatto del materiale, puntando agli obiettivi  energetici che il cliente  vuole raggiungere.

Le tecniche di realizzazione consistono nell’applicare alle pareti i pannelli isolanti con collanti e sistemi di fissaggio studiati appositamente, i quali vengono poi  ricoperti con rete e rasatura.

Il rivestimento a cappotto o isolamento a cappotto può essere realizzato anche sulla superficie interna della parete; quest’ultimo sistema è meno utilizzato in quanto sottrae spazio dagli ambienti interni oltre ad essere meno efficace. L’isolamento migliore per la coibentazione infatti, si ottiene isolando l’esterno degli edifici.

Nonostante lo svantaggio dello spazio minore, il rivestimento interno presenta molti vantaggi rispetto al cappotto esterno, quali un costo minore e nei condomini, la possibilità di applicarlo a singole unità abitative.

Affidatevi ai professionisti, contattate il nostro ufficio tecnico e vi verranno fornite tutte le informazioni.

Riciclo, la SECONDA VITA dell’EPS

Il marchio dell’EPS riciclato

 

Il polistirolo espanso (EPS) è un materiale plastico dalle qualità altamente performanti in isolamento e utilizzato in più settori come:

 

imballaggio

edilizia

allestimento

cake design

 

Il polistirolo, aria per il 98% e riciclo al 100%

Il polistirolo, già alleato dell’ambiente grazie al suo alto potere di isolamento termico che riduce i consumi energetici, è totalmente riciclabile al 100%  e all’infinito e fa già parte della rete delle PLASTICHE SECONDA VITA.

Plastica Seconda Vita è un marchio rilasciato dall’IPPR – Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo – che nasce dall’esigenza di rendere più facilmente identificabili i beni in materiale plastico da riciclo e promuoverne la riqualificazione presso istituzioni e cittadinanza.

Il marchio plastica seconda vita, è pertanto un sistema di certificazione ambientale dedicato ai manufatti ottenuto dalla valorizzazione dei rifiuti plastici ed è stato inserito nel Decreto Ministeriale 22 febbraio 2011“Criteri minimi ambientali (CAM) per gli appalti verdi della Pubblica Amministrazione per l’acquisto di prodotti tessili, arredi per ufficio, illuminazione pubblica, apparecchiature informatiche, con riferimento ai requisiti degli imballaggi (primario, secondario e terziario).

Noi, l’ambiente e il riciclo

La necessità di creare un polistirolo riciclato fa parte dell’ampio discorso dedicato all’economia circolare, ovvero l’esigenza irrimandabile di realizzare un sistema economico legato all’ecosostenibilità.

E l’ecosostenibilità è un tema che riguarda tutti, produttori e utilizzatori finali; ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte a favore dell’ambiente.

La Visim, da sempre attenta ai cambiamenti, lavora il polistirene espanso in ogni forma e dimensione e da noi è possibile avere lastre da isolamento termico e articoli in materia prima PLASTICA SECONDA VITA, con diverse percentuali di prodotto riciclato e miscelata con materia prima vergine.

 

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